I MIEI LETTORI

lunedì 3 aprile 2017

Intervista col creativo! Anno Secondo. Sara, un concentrato di dolcezza e creatività.



Benvenuti al nuovo appuntamento con Intervista col creativo!

Oggi è mia ospite Sara: con la sua voce dolce e pacata e le sue istruzioni chiare e semplici da seguire ha conquistato il mondo di Youtube e, ne sono certa, conquisterà anche tutti voi.

Sara nel cassetto tiene le stoffe, come noi teniamo i sogni . Perché i tessuti sono i suoi sogni: un desiderio che ha coltivato fin da bambina, a volte tenendolo nascosto . quasi dovesse vergognarsene .

Finché non ha deciso di dare ascolto al suo cuore e di tirare fuori le stoffe dal cassetto e fare entrare anche noi nel suo sogno.

Conosciamola meglio.

D. Ciao Sara, benvenuta ad Intervista col creativo!  Ci racconti qualcosa di te?

Ciao Clelia e un saluto a tutti i lettori del tuo blog. Vivo a Rimini, ho 38 anni e nutro un grande amore per il cucito nato da bambina, quando per ore assistevo affascinata ai movimenti di mia madre intenta a modellare, tagliare e cucire i tessuti. 


E’ stata proprio lei infatti a trasmettermi la gioia di tenere per le mani ago e filo.

Quando non cucio, mi piace leggere, ascoltare musica, visitare città e mostre d’arte, passeggiare nella natura, stare in famiglia e con gli amici, coccolare il mio gatto Platone.



D. Per Sara quanto è importante essere creativa e perché?

Direi che è talmente importante da essere vitale, nel senso che non riuscirei proprio ad immaginare di vivere senza la creatività. 

Per me è un mezzo per esprimere e dare forma alle immagini che ho in testa e alle sensazioni del mio cuore.

D. "Stoffe nel cassetto", il nome del tuo fantastico canale su YouTube, fa venire in mente i più tradizionali sogni nel cassetto: tra i tuoi desideri e sogni ci sono dunque le stoffe e il cucito? La tua è solo una passione ricreativa o anche un lavoro?



Grazie per questa domanda Clelia, perché hai colto perfettamente il gioco di parole a cui ho pensato nello scegliere il nome. 

É proprio così: le stoffe ed il cucito sono sempre stati il mio “sogno nel cassetto”, nel senso che una parte di me ha sempre sperato di poter fare di questa mia passione un mestiere. 

Per anni ho lavorato come bibliotecaria fino a che recentemente, per la crisi economica, ho perso il lavoro. 

Seppur all’inizio il licenziamento sia stato una grossa batosta, ho poi capito che invece poteva essere l’opportunità di tradurre in realtà il mio sogno. 

Così, da qualche tempo, “Stoffe nel cassetto” non è più solo un canale YouTube ma è diventato un piccolo brand di accessori e articoli in stoffa handmade.

D. La tua casa sarà piena di tessuti di ogni tipo: cosa ti conquista di questo materiale e quali emozioni riesce a suscitare in te il contatto con un bel tessuto e la realizzazione di un lavoro?

Amo i tessuti proprio per la loro capacità di trasmettermi emozioni coinvolgendo contemporaneamente vista e tatto.

Attraverso la visione di un colore o di una fantasia e tramite la sensazione che la struttura di una stoffa mi lascia al passaggio della mano, riesco ad immaginare cosa potrebbe diventare, per cosa mi piacerebbe utilizzarla. 

Si genera un collegamento immediato tra ciò che provo nel vedere e sentire il materiale e ciò che credo possa diventare attraverso il cucito: questo collegamento mentale non smetterà mai di sembrarmi un bellissimo gioco di magia.

D. Perché aprire un canale YouTube per condividere tutorial? Quali le motivazioni che ti hanno spinta a decidere

di intraprendere questa avventura?

Quando ho aperto il canale su YouTube pensavo semplicemente che potesse essere un modo per condividere il mio amore per il cucito con altre appassionate e quindi che fosse sufficiente mostrare le mie realizzazioni per ricevere pareri, scambi di opinioni, suggerimenti. 

Sono state le persone che mi seguivano a farmi presto capire che quello che più desideravano vedere erano dei tutorials per imparare a realizzare dei progetti di cucito. 

Sinceramente temevo di non esserne capace, perché sono convinta che nel cucito, come in tutto il resto, non sempre il saper fare corrisponda al saper insegnare. 

Inoltre sono consapevole dei miei limiti: sono un’autodidatta e non possiedo titoli di sarta, né di modellista, né tantomeno di maestra.

Così ho tentato timidamente pubblicandone alcuni e per fortuna hanno trovato un buon riscontro. 

Mi viene detto che riesco a trasmettere quello che so in maniera chiara e precisa: essere apprezzata per questo è per me fonte di grande soddisfazione.

D. Dopo tanto tempo che si cura un canale o un blog viene ad instaurarsi un vero e proprio rapporto con i lettori e i followers: in qualche modo questo condiziona la tua vita? 

Le persone che mi seguono sono le vere protagoniste del canale che, senza di loro, non avrebbe ragione d’essere. 

Con alcune sono nate delle vere e proprie “amicizie virtuali” e, in generale, si è creato con tutte le affezionate un rapporto di scambio molto bello e arricchente. 

Ci tengo molto a rispondere a tutti i commenti e, ove possibile, a
soddisfare le richieste e cogliere le proposte riguardanti i video. 

In un certo senso, mi sento responsabile nei loro confronti perché mi donano fiducia, affetto e sostegno contribuendo tantissimo alla crescita del canale: questo comporta il dover investire impegno e cura in quel che pubblico e lavorare sodo per migliorarmi sempre.

D. La prima cosa che fai per te stessa ogni giorno.

Mi coccolo con una buona colazione.

D. Ho visto che hai un bellissimo gatto, un po' la mascotte del tuo canale. I gatti sono animali splendidi, ci parli del tuo rapporto con lui?

Adoro i gatti e sette anni fa Platone è entrato per caso a far parte della mia vita, rendendola molto più bella e felice. 

È un gatto estremamente affettuoso ed ha instaurato con me un rapporto quasi simbiotico. 

Dolce e buffo al tempo stesso, ha contribuito in maniera fondamentale a dare un’anima alla casa. 

Considero la presenza di un animale domestico un privilegio e una grande lezione di vita. 

Gli animali ci insegnano a dare importanza alla ritualità dei gesti, alla preziosità del tempo e delle piccole cose quotidiane. Inoltre, sono lì a ricordarci che noi uomini non siamo i padroni di nulla: il Pianeta di cui siamo ospiti va condiviso e gestito nel rispetto delle altre specie. 

La natura non è una nostra proprietà, bensì una madre comune che possiamo solo amare se vogliamo salvarci e stare bene.

D. Le persone creative, secondo te, hanno una sensibilità diversa?

Credo di sì. Credo si possa parlare di una “intelligenza creativa”, cioè di una capacità mentale che consente di vedere il mondo e di affrontare ogni situazione che la vita pone davanti trovando delle soluzioni creative, che spesso sono quelle meno ovvie e comunemente pensate, ma certamente le più rispettose del nostro intimo sentire.

D. La tua stagione preferita e perché.

Amo le mezze stagioni, ovvero autunno e primavera, per i loro colori e profumi e perché portano in sé l’idea di un cambiamento, di una trasformazione in atto, della possibilità di rinnovarsi sempre e ritrovarsi ogni volta, finché ci sarà vita.


Il tutorial di Sara

Asciugamani decorati con la stoffa


Materiale occorrente:

2 asciugamani di spugna (viso + ospite)
2 rettangoli di tessuto di cotone
Forbici per il taglio della stoffa
Metro da sarta, spilli, gessetto, filo in tinta.
Macchina da cucire
Ferro da stiro

Come si fa :

Ritagliamo due rettangoli di stoffa: un rettangolo dovrà essere largo quanto l’asciugamano viso + 2 cm per i margini di cucitura e l’altro largo quanto l’asciugamano ospite + 2 cm per i margini di cucitura. 

Per quanto riguarda l’altezza, potete sceglierla a vostro piacere ricordandovi di aggiungere sempre 2 cm per i margini di cucitura. 

Indicativamente, io ho scelto un’altezza di 18 cm con margini di cucitura compresi. 



Con l’aiuto del ferro da stiro, ripieghiamo 1 cm per ogni lato. 


Fissiamo con gli spilli il rettangolo a ciascun asciugamano, lasciando alcuni centimetri dal bordo 


Cuciamo a macchina a punto dritto lungo il perimetro del rettangolo 


Ecco pronti i nostri asciugamani personalizzati e unici grazie a questa decorazione in tessuto semplicissima e d’effetto.



E qui termina l'incontro con la nostra amica Sara.

Io vi lascio e vi do appuntamento a prestissimo.

Un abbraccio

Clelia

Intervista pubblicata anche su latinacorriere.it


















venerdì 31 marzo 2017

La casa viola. Quarto Capitolo

Oggi  pubblico il quarto capitolo del nostro racconto a puntate.

Sempre ricordandovi che potete leggere i capitoli precedenti cliccando sui link seguenti:

Primo Capitolo
Secondo capitolo

Terzo capitolo 

Spero di continuare a solleticare la vostra curiosità.

Buona lettura


Capitolo 4





Gli occhi verdi di Greta ,dal taglio allungato, erano proprio come quelli di Alessandro e , quando sorrideva , le si facevano due fossette ai lati della bocca che Claudia trovava deliziose.

“Quando sorridi ti mangerei di baci!” era solita dire ad Alessandro pizzicandogli le guance.

La bimba poi era molto socievole e, in questo, non somigliava per nulla al padre.

Non aveva ereditato la sua timidezza e la sua introversione che, spesso , lo facevano apparire freddo e distaccato. Nulla di più lontano dalla realtà : Alessandro era invece un uomo molto passionale e sincero.

Finalmente Greta scovò Baffo che, poco amante della confusione , si era rifugiato in un angolo del giardino , all'interno di un vaso .

Non era un gatto da coccole sul pancino e neppure da fusa e strusciatine sulle gambe.

Era solitario e riservato. Si concedeva ad una carezza solo quando Anna o Claudia lo chiamavano per la pappa. Era persino difficile sentirlo miagolare : se ne andava in giro curiosando , ma sempre a debita distanza dagli ospiti o da chicchessia.

Lo aveva portato lì Claudia , che lo aveva trovato lungo il sentiero dove andava a correre  : era piccolissimo, fuggito da qualche cucciolata o ,chissà, abbandonato perché malaticcio.

Madre natura è severa e senza cuore in talune circostanze!

Quel giorno miagolava , eccome se miagolava !

Pioveva a dirotto e Claudia aveva accelerato il passo per anticipare il rientro . Sentendo quel miagolio straziante si era fermata di scatto.

Sulle prime non lo aveva visto, poi i suoi lamenti l'avevano guidata fin sotto un groviglio di canne dove aveva trovato riparo.

Lo aveva tirato su , fradicio e tremante. Se l'era messo sotto la giacca anti pioggia per ripararlo e lo aveva portato fino a casa.

Baffo si stiracchiò e ,vistosi ormai scoperto , abbandonò il vaso dirigendosi verso il dondolo sotto la veranda della dependance.

Greta non si scoraggiò e lo seguì ,sedendosi accanto a lui che si era acciambellato sui morbidi cuscini : con quella ragazzina c'era poco da fare. Meglio rassegnarsi e concederle qualche carezza.

Tutto sommato non erano poi così male: le saltò sulle gambe e iniziò a farle le fusa.

“Ma brava Greta! Hai conquistato Baffo!”

Claudia si sedette con loro sul dondolo.

Era la prima volta che riusciva a scambiare una parola con la bambina da quando erano arrivate cinque giorni prima. E di Alessandro ancora nessuna notizia.

“Ti piace qui ?”

“Siii è bellissimo!” Greta sorrise , continuando ad accarezzare il bel micio rosso che mostrava di iniziare a prenderci gusto.

“ Sei già stata al lago?”

“Non ancora, Sara ha promesso di portarmi domani mattina. Ne approfitterà per fare delle foto”

“Se volete posso prestarvi delle biciclette” propose Claudia “Sai andare in bici vero?”

Greta si animò

“Oh si si ! Me lo ha insegnato papà la scorsa estate. Ho anche tolto subito le rotelle” disse fiera.

“Perfetto,allora domattina vi preparo un cestino per una merenda sul prato , così potrete godere del sole più a lungo. Che ne dici di panini al prosciutto, torta al cioccolato e succo di mora?”

Sulle guance di Greta le fossette si fecero ancora più profonde.

“Non vedo l'ora! Vado subito a dirlo a Sara.”

Scese dal dondolo con un balzo senza ricordare di avere sulle gambe il povero Baffo che atterrò con eleganza e si allontanò con la coda dritta e l'aria indispettita per l'improvviso cambio di programma.

Claudia guardò Greta correre in direzione di Sara, e si intenerì immaginando Alessandro intento ad insegnarle ad andare in bici.

Sara stava parlando fitto fitto con Antonio , all'ombra della grande quercia.

Quei due andavano piuttosto d'accordo .Claudia sorrise fantasticando sulle possibili romantiche evoluzioni di quella nuova amicizia .

Poi vide Greta iniziare una sorta di danza tribale intorno ai due ragazzi . I riccioli castani le cadevano morbidi sulle spalle ad ogni salto ,accarezzati dal venticello che si stava alzando puntuale, come ogni sera. La piccola era felice.

L'indomani Greta si alzò di prima mattina: l'eccitazione la buttò giù dal letto .

Sara tentò invano di rinviare l' alzataccia .

La bambina aveva già aperto la finestra , per controllare che ci fosse il sole e che nulla potesse rovinare la loro gita e si era vestita di tutto punto , persino pettinata.

E dire che , normalmente, era una dormigliona ! Soprattutto d'inverno , tanto che i ritardi a scuola erano ormai diventati un'abitudine sulla quale Sara evitava di mettere l'accento ,raccontando ad Alessandro quanto era accaduto durante la giornata.

Passarono per la dependance a ritirare la merenda promessa da Claudia che le stava aspettando .

“Buongiorno” salutò “ vi ho messo tutto nei cestini delle biciclette” disse indicando il punto in cui si trovavano una bici grande rossa e una più piccola verde .

“ Ho aggiunto una coperta “

“ Grazie Claudia” Sara si avvicinò per salutare mentre Greta già era montata in sella e faceva piccoli giri tutt'intorno sul prato . “Sei stata davvero gentile. Greta si divertirà e io spero di riuscire a fare qualche bello scatto. Mi hanno detto che i dintorni sono molto suggestivi.”

“E' così” confermò Claudia. “Di questa stagione il livello del lago è piuttosto basso ed è possibile ammirare le rovine del vecchio paese sommerso.

“Ho letto che il lago è di origine artificiale , creato appositamente per approvvigionare di energia elettrica i paesi qui intorno con la costruzione di una grande diga”

“Sì, è vero. Per questo evacuarono il vecchio paese e lo ricostruirono interamente sulle sponde del lago. “ aggiunse Claudia.

“Bene, allora ci vediamo stasera.” Sara si fece indicare la strada da prendere e salutò .
Raggiunse Greta che, nel frattempo, aveva preso a rincorrere Baffo.


La casa viola apparve appena dietro la curva. A quell'ora il lato che affacciava sul canale era in ombra .

Sara rallentò e vide Luna , il cane bianco e marrone ,che aveva preso ad abbaiare e scodinzolava felice al di là della rete.

Poco più dietro, Greta pedalava guardandosi intorno con lo stupore e la curiosità tipici della sua età.

Stava attenta a non investire le lucertole che attraversavano incaute al suo passaggio e rischiava spesso di cadere mentre , con il naso in su, seguiva le evoluzioni di una farfalla o di una cornacchia.

Non si accorse, così, di essere arrivata davanti al ponticello che univa le due sponde e che Sara già lo aveva attraversato.

Frenò di colpo , la bici si imbizzarrì come un cavallo trattenuto e si alzò della polvere dal sentiero.

“Aspettami lì. Non occorre che tu venga qui. Vorrei scattare una foto . Arrivo subito. Ma non muoverti da lì, mi raccomando.” Le disse Sara , che era scesa dalla bici e si stava dirigendo, portandola a mano, verso la villetta.

Greta la vide avvicinarsi allo steccato e accarezzare il muso del cane , al di là della rete ed ebbe voglia di raggiungerla. Amava i cani , almeno quanto i gatti. Ma il padre non aveva mai voluto prenderne uno in casa: erano spesso fuori e non avrebbero potuto prendersene cura a dovere.

Era già a metà ponte ma , ricordando gli avvertimenti di Sara, decise di tornare indietro: non voleva mettere a rischio la gita al lago e decise di restarsene buona buona ad aspettare, come Sara le aveva ordinato.

Raccolse qualche margherita e la mise nel cestino della bici. Sara era scomparsa dietro la casa viola. E con lei il cane , che aveva fatto il giro del giardino e ora sfuggiva, anche lui, alla vista di Greta.

La ragazza si fermò davanti al cancello . Cercò nella tasca dei jeans e tirò fuori una chiave .

Il cancello si aprì ,cigolando.

Luna le saltò addosso riempiendola di feste .

“Buona, stai buona! Anche io sono felice di rivederti.”

Attirato dai latrati di Luna Alessandro era sceso al piano terra ed aveva aperto la porta , verde come le persiane alle finestre, con un grosso batacchio dorato al centro.

“Ciao Sara” la accolse con un sorriso invitandola ad entrare.

“Ho solo qualche minuto” riferì subito la ragazza “Greta è fuori che aspetta.”

“Come sta? Si diverte?”

“Tua figlia è un vero uragano , la conosci. Sta bene, ma certo le manchi e non so fin quando potrò continuare a rinviare il tuo arrivo” rispose Sara , in evidente agitazione.

Continuava a guardare fuori della finestra del salone .Temeva che Greta avesse potuto seguirla.

Era troppo piccola per chiederle di stare al gioco e per spiegarle il motivo di tutti quei segreti.

“Sono passata giusto per sapere se è tutto a posto e se i piani sono confermati”

Alessandro ebbe un attimo di esitazione

“Si , certo . Tutto confermato. Hai conosciuto Claudia , come ti è sembrata ?” aggiunse poi

A Sara Claudia piaceva molto : ne ammirava la positività , l'allegria innata e la freschezza .

Lo disse ad Alessandro ma sorvolò sul fatto che l'aveva vista ancora molto provata dalla perdita di Marco.

Era già con un piede fuori di casa quando Alessandro le mise in mano un foglio piegato a metà.

“Ricordi quello che devi fare ?” si informò

“Certo. Stai tranquillo” uscì in giardino , subito intercettata da Luna “Passerò ancora a trovarti , ma non so dirti quando”

“Non preoccuparti, non rischiare. Manca poco ormai”

“Ok , allora ci sentiamo.” disse Sara indicando il telefono cellulare che sbucava dalle tasche della camicia.

“Perfetto...”L'uomo sorrise e quindi aggiunse con aria sinceramente riconoscente “Grazie ...per tutto.”

Sarà gli lanciò un bacio con una mano , mentre si chiudeva alle spalle il cancello e , recuperata la bici da terra, tornò sui suoi passi .

Rimasto solo, Alessandro sedette sulla poltrona vicino alla grande finestra dalla quale si poteva scorgere il sentiero e vedere il via vai di biciclette che, in quelle giornate di sole , andavano e venivano dal lago.

Nascosto dalla tenda riuscì a vedere Sara e Greta allontanarsi e si chiese, come faceva ormai da un anno , se stesse facendo la cosa giusta.

Marco poteva essersi sbagliato.


All rights reserved








venerdì 24 marzo 2017

Intervista col creativo! Anno Secondo. La creatività è un gioco.



Quante sfumature, quanti significati diversi abbiamo trovato per definire la creatività durante il nostro viaggio con Intervista col creativo!.

Innumerevoli certo , ma tutti calzanti, tutti giusti , perché è impossibile imprigionare la creatività in una definizione scarna e ragionevole.

Creare è come giocare , questo pensa Francesca la nostra ospite di oggi.
Francesca

Eccovi la sua intervista .

D. Francy ti do il benvenuto ad Intervista col creativo! Si nasce o si diventa creativi? Francy è sempre stata creativa?

Innanzitutto Clelia, voglio ringraziarti per avermi dato la possibilità di raccontarmi e di raccontare il mondo di “Cose di Francy”.

Secondo me si nasce creativi, è un dono che si ha fin dalla nascita, può capitare che lo lasciamo inespresso oppure lo coltiviamo. 

Mi viene in mente quando ero bambina, mentre sentivo la musica (fin da piccola ho ascoltato musica classica), immaginavo che ci fossero dei ballerini di fronte a me che danzassero e creassero delle incredibili coreografie, immaginavo di essere in un teatro, in una atmosfera sognante, dove tutto poteva accadere. 

Era liberatorio, sentivo un profondo stato di pace e tranquillità!

D. Ho letto che hai seguito un percorso di studi molto particolare : è evidente che sei una persona eclettica , che sa adattarsi e dalle spiccate qualità . Eppure parli di un percorso doloroso e deludente. Ti va di raccontarci qualcosa?

Mi sono laureata a Venezia, allo IUAV, in Storia e Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali, un corso di laurea che a mio parere è stato molto interessante e costruttivo. 

Ho potuto studiare con i migliori professori, e capire in tutte le sue sfaccettature cosa significasse Storia dell’Architettura e Restauro. 

Subito dopo la laurea ho avuto l’opportunità di poter lavorare a fianco di mio padre in uno studio di ingegneria. 

Ho imparato altre cose, un altro mondo differente dal mio e per dare valore, una testimonianza a quello che avevo imparato, ho sentito la necessità di rimettermi a studiare seguendo un corso serale come Perito elettrotecnico. 

Non sono stata accolta bene dai professori ,sia perché lavoravo in un campo che non era mio, sia perché ero donna. Ho dovuto capire con il tempo che non era la mia strada.

Da questa esperienza così difficile ne ho tratto una profonda ricchezza. 

Ho capito che la vita va avanti, ci si deve rialzare e ricominciare, ma soprattutto ho scoperto quanto fosse rigenerante studiare. 

Amo imparare, capire il perché delle cose e non fermarmi alla prima risposta. In fondo è mantenersi sempre bambini e stupirsi ogni volta di poter scoprire qualcosa di nuovo. Quanto è bello imparare: capire che dietro una porta c’è ancora tantissimo da scoprire! È entusiasmante!

Credo che sia questo il grande dono che mio padre mi ha lasciato: ancora nei suoi 80 anni studia, impara, ricerca. 

Certo, adesso io lo faccio in un altro ambito, ma quello che possiamo condividere ancora è la passione per la conoscenza.

D.  E ora veniamo alla tua passione per le stoffe: perché proprio i tessuti e il cucito hanno solleticato la tua fantasia e il tuo estro?

Mi viene da ridere, perché è stato casuale. 

Mi sono trovata un’estate senza lavoro e mia mamma mi aveva comprato una macchina da cucire. Sempre lei e mia suocera, mi avevano dato della stoffa, cosa farci?

Ho pensato di realizzare una tovaglia. Ho usato per il piano del cotone antico, grezzo, resistente (questo tessuto oggi è praticamente introvabile) datomi da mia madre ( che in moltissime occasioni rappresenta una miniera d’oro perché ha tantissime stoffe, nastri ecc...) e per decorarla ho unito i cataloghi Biggie Best regalatami da mia suocera (è una stoffa di cotone pregiata che al metro costa intorno ai 25 euro!) creando due lunghe strisce che unite al tessuto bianco hanno formato insieme un’allegra tovaglia. 

Non ancora contenta, dagli avanzi dei vari tessuti ho creato delle tovagliette più piccole per i tavolini del soggiorno.

Il lavoro è stato molto impegnativo, ma la mia Brother mi ha accompagnato egregiamente. 

Ancora queste tovaglie le uso.

Quando apparecchio la tavola con questa tovaglia mi emoziono ancora, perché ripenso a come è cominciato tutto: unire pezzi di stoffa, giocando con le diverse fantasie.



D. Diresti che il tuo amore per la storia del nostro patrimonio artistico abbia influenzato le tue successive scelte di riutilizzo e riqualificazione di materiali?

Assolutamente si. Conoscere significa capire e apprezzare il valore di un manufatto o edificio. 

Ecco perché è importante studiare: se non conosciamo non capiamo.

Riportare alla luce un manufatto , non solo ha un valore intrinseco in se, ma ci permette di conoscere tutto il mondo che lo circonda. 

In ambito storico artistico, nella nostra amata Italia, conoscere significa amare il nostro territorio, mantenerlo e rispettarlo. 

Spesso i più grandi errori si compiono per ignoranza e pigrizia. 

Se un tempo un edificio era utilizzato come dimora, oggi non significa che non ne dobbiamo godere più: senz’altro lo faremo in maniera diversa da un tempo (come museo per esempio), riqualificandolo e rispettando la sua originaria destinazione senza stravolgerlo totalmente.

In maniera analoga accade con i tessuti: spesso vengono buttati o messi da parte, senza dargli loro un’altra possibilità: un jeans può diventare una pochette, una borsa; le magliette o gli asciugamani possono trasformarsi in pratici tappeti...e così via.

D. Parlaci di come nasce un tuo progetto creativo

Come quando ero bambina, tutto nasce dall’ immaginazione, da una precisa idea che ho in mente. 

Lì comincia la ricerca nelle varie scatole di stoffa che possiedo. Ritorno bambina e incomincio a giocare: provo gli accostamenti, come assemblarle, poi se non sono molto convinta della soluzione che trovo, cerco sul web, perché lavorando con campionari di stoffa realizzo dei pezzi unici.

Generalmente mi accade che vedo prima nella mia mente, quello che voglio realizzare, e poi lo costruisco.


D. Perché scrivere un blog ? Come è scaturita in te l'idea di scrivere le tue "storie" e condividerle sul web ?

L’idea del blog è nata dal fatto che volevo dare un po' di ordine alle cose che realizzo, ai materiali che uso, ecc…

Ho imparato a creare borse guardando YouTube, ovvero da altre persone che hanno condiviso le loro conoscenze.

Condividendo si cresce e si crea qualcosa di originale.

Mi piace condividere per dare il mio piccolo contributo a questo grande mondo e chissà, riuscire sia ad incuriosire che poter aiutare a risolvere un piccolo ostacolo.

D. Oggi potresti dire di sentirti realizzata?

Si, finalmente lo posso dire. Posso dire di sentirmi serena perché faccio quello che mi piace fare: creare.

Non ci sono limiti, perché ogni creazione è diversa da un’altra e studio sempre. 


Quante cose ancora ho da scoprire!!!

D. Quali sono i sogni di Francesca

Che bella domanda! Qui si apre il sogno nel sogno!

Allora: innanzitutto continuare a fare quello che faccio, poi riuscire con questo lavoro ( perché… in piccolo già riesco a vendere le mie creazioni) ad avere un negozio non solo online, ma anche fisico.

Altri sogni? Conoscere e non fermarmi mai. Sono e desidero essere in continuo movimento.

D. Perché , secondo te , le donne amano le borse?

Secondo me, le borse sono un prolungamento della nostra personalità. I modelli sono infiniti come le mille sfaccettature delle donne.
Con quest’accessorio possiamo permetterci di essere quello che vogliamo, senza eccedere: stravaganti, iper colorate, romantiche, dare l’impressione di essere rigide e distaccate, pratiche e pronte ad ogni occorrenza, sognatrici...

possiamo,  con una borsa , esprimere l’immagine che vogliono trasmettere agli altri.

È altrettanto vero che ogni borsa può essere destinata ad una precisa occasione, per questo le donne cambiano borsa, non siamo sempre uguali, nell’arco della giornata e delle stagioni:: in inverno possiamo desiderare di avere colore (io ne possiedo una rossa) o adeguarci ad uno stile più sobrio, in primavera e in estate i colori e i materiali cambiano, diventano i protagonisti, oppure scegliere una borsa sofisticata per la sera.
Dietro ad una borsa c’è tutto un mondo variopinto e complesso che portiamo con noi e lo manifestiamo agli altri.

D. Ti va di regalarci un piccolo progetto per la prossima Pasqua: un lavoretto che possiamo fare anche noi seguendo i tuoi consigli?

Certo! Ho pensato di realizzare un casetta da appendere alla porta in tema pasquale con la tecnica del ricamo a mano libera o free hand machine.
È una tecnica che mi sta appassionando parecchio perché ti permette di riutilizzare i piccoli ritagli che rimangono dalle varie lavorazioni.

Illustrazione 1 : il davanti del lavoro dove ricamerò

Illustrazione 2 : il retro del lavoro trapuntato
 Innanzitutto, dopo ho realizzato il cartamodello di ciò che volevo fare, ho ritagliato la stoffa e l’imbottitura, che mi permetterà di dare una certa rigidezza una volta che avrò assemblato tutto.

Illustrazione 3 : il piedino per trapuntare e per il free motion (foto dal web)



Con il piedino da ricamo e abbassando il trasporto della macchina da cucire, ho reso solido il retro della stoffa con l'imbottitura, disegnando una linea che non s’interrompe mai, creando un gioco di forme. Questo l’ho eseguito non solo per decorare il retro del lavoro, ma anche perché mi piace pensare che se s’impolvera, lo posso tranquillamente mettere in lavatrice, senza per questo rovinarsi o spostarsi l’imbottitura. Penso sempre che una casa sia bello decorarla, ma anche la praticità degli elementi decorativi.

Illustrazione 4 : la casetta completata
 Ho ritagliato i vari pezzi che comporranno la mia composizione sulla stoffa utilizzando una carta termo adesiva e facendo aderire al supporto con il ferro da stiro ( senza vapore mi raccomando!).
Sempre con il piedino del ricamo a mano libera e con il filo nero ho ricamato. Alle finestre e sul bordo del tetto ho aggiunto del merletto.

Illustrazione 5 : particolare
 In seguito ho applicato la fettuccia per appenderlo, e per assemblare le due parti ho utilizzato il piedino doppio trasporto. Quest’ultimo è indispensabile nel cucito creativo perché avendo molti strati di stoffa, ti permette di cucire tutto il sandwich perfettamente, senza che ci siano sbavature.

Illustrazione 6 : piedino doppio trasporto (foto dal web)

Illustrazione 7 : particolare 

 
Illustrazione 8 : Particolare
Ho lasciato un’apertura in alto per risvoltare che successivamente ho richiuso con la macchina da cucire. Infine ho aggiunto un fiocco in raso con un bottone (di riciclo ovviamente!) per completare il tutto, ed eccolo terminata questa casetta da appendere alla porta!
A tutti Buona Pasqua!
Illustrazione 9 : il retro della casetta

E con questo bellissimo progetto di Francesca vi lascio , sulla scia del suo entusiasmo e della sua fame di sapere che sento così vicina a me!

Vi auguro un fine settimana sereno e pieno di tutto quello che vi piace di più!

Un abbraccio a tutti

Clelia 

Intervista col creativo! è anche su latina corriere.it







mercoledì 22 marzo 2017

La casa viola : Il terzo capitolo

Eccoci arrivati al terzo appuntamento con il mio racconto a puntate .

Vi lascio alla lettura , non prima di avervi lasciato i link per i due capitoli precedenti.

- CAPITOLO 1

- CAPITOLO 2 



Capitolo 3




Sarà aprì la finestra . In camicia da notte e a piedi nudi uscì sul terrazzino, annusando l'aria come fanno i cani quando fiutano un odore che li attrae.

Una folata di vento la fece rabbrividire .

Rientrò, si avvicinò al letto e coprì la bambina raccogliendo le coperte che erano scivolate sul pavimento.

Greta non aveva voluto dormire da sola quella notte : la piccola birbante sapeva come farsi volere bene! Le bastava uno dei suoi abbracci per ottenere da Sara quasi tutto quello che voleva.

Erano ormai tre anni che lavorava a tempo pieno come baby sitter in casa Palmieri , da quando Alessandro  ed Emma , avevano deciso di lasciarsi.

Tra lei e la bambina , che all'epoca aveva solo cinque anni, era subito nato un bellissimo rapporto e ora sembravano quasi sorelle.

Greta restava con il padre per lunghi periodi: Emma non aveva mai nascosto il suo quasi inesistente senso materno e Alessandro , sempre più assorbito dal lavoro , aveva dovuto cercare un aiuto.

Per Sara quel lavoro si presentò subito come un'occasione fortunata: le consentiva di mantenersi e le lasciava tempo per la sua vera passione , la fotografia.
Indossò un paio di jeans , raccolse i lunghi capelli in una treccia di fortuna e uscì , accostando delicatamente la porta per non svegliare la bambina.

Scese al piano terra , seguendo il profumo di vaniglia e cannella, fino alla dependance.

Anna la accolse con un sorriso .

“Buongiorno, è già tutto pronto se vuole fare colazione. E' la prima stamattina.” cinguettò facendole cenno di accomodarsi.

“Grazie , ma diamoci del tu. Piacere, Sara.”

“Anna” rispose allegra la ragazza stringendole la mano “Si dorme bene qui vero?” aggiunse poi accompagnandola.

Sara si sedette ad un tavolo vicino all'ingresso annuendo compiaciuta.

Chiese un caffè e pensò che non le dispiaceva essere la prima: non amava mangiare da sola in compagnia di sconosciuti.

“Oggi abbiamo la torta di mele. Claudia l'ha appena sfornata. Ti consiglio di assaggiarla . E' stre-pi-to-sa!” suggerì Anna con enfasi

Ecco spiegato il delizioso profumo che l'aveva guidata fin lì!

Quello era il suo dolce preferito !

Stava appunto gustandone la seconda fetta quando Antonio entrò con la sua cesta di pane appena sfornato.

Aveva l'abitudine di passare sempre per la saletta delle colazioni , entrando dalla veranda, sebbene Claudia più volte lo avesse ripreso: sperava di incappare in qualche bella turista solitaria.

E quella mattina pensò che finalmente il suo giorno fortunato era arrivato.

Si fermò accanto al tavolo di Sara,posando la pesante cesta sul pavimento. Quindi con un gesto fulmineo che lasciò la ragazza inebetita , prese dal tavolo un tovagliolo e le pulì le briciole di torta che le erano rimaste attaccate all'angolo della bocca .

“Lo so, è impossibile resistere alla torta di mele di Claudia!” disse poi , rimettendo a posto il tovagliolo.

La ragazza arrossì e inghiottì il boccone che stava quasi per strozzarla. Quindi accennò un sorriso imbarazzato.

Pensò che quell'uomo fosse tanto sfacciato quanto affascinante e non riuscì a staccare gli occhi dal bianco della camicia che esaltava il suo fisico asciutto , forte ed abbronzato.

Antonio, raccolta da terra la cesta, salutò con un cenno e sorridendo sparì in cucina.


Ogni giorno, con qualsiasi tempo e in qualsiasi stagione , da quando si era trasferita lì con Marco, Claudia usciva per una corsa.

Non che fosse una patita del fitness. Però negli anni , la gravidanza e la sua passione per il buon cibo , le avevano regalato un fisico morbido che Marco sembrava apprezzare , ma che in cuor suo sapeva di dover tenere sotto controllo.

“Ricorda che a me piace la carne intorno all'osso”la scherniva quando la vedeva prepararsi per andare a correre.

Claudia lo baciava , lasciandolo al suo lavoro.

Marco scriveva.

Oltre a diverse collaborazioni con giornali e riviste, aveva pubblicato già tre romanzi.

Quando si erano conosciuti a Londra , lui si trovava lì per delle ricerche ,utili al suo ultimo libro.

Si erano incontrati al pub dove Claudia lavorava  : la mattina frequentava un costoso corso di inglese e dal pomeriggio , fino a tarda notte, faceva la cameriera in quel piccolo locale frequentato per lo più da turisti.
Ogni tanto si fermava a scambiare due parole con quell'italiano solitario , che passava ore ed ore seduto ad un tavolino appartato , sorseggiando birra, leggendo , scrivendo e rosicchiando matite.

Non smetteva mai di scrivere.

A volte restava perso dietro qualche pensiero, fissando il vuoto o qualcuno seduto altrove.

Studiava le persone , immaginava le loro vite, cercava soggetti per i suoi racconti.

I capelli brizzolati e sempre spettinati, gli occhi azzurri e grandi dietro gli occhiali tondi che indossava per leggere , avevano affascinato Claudia : le piaceva restare a parlare con lui , ascoltare i suoi racconti e leggere stralci del romanzo al quale stava lavorando , quando glielo permetteva.

Lui , spesso , l'aspettava fino alla chiusura e si offriva di accompagnarla a casa, un piccolo appartamento che divideva con altre due ragazze italiane conosciute al corso di inglese appena arrivata a Londra.


Il percorso che Claudia affrontava ogni mattina era sempre lo stesso: cinque chilometri di sentiero, quasi tutto in piano , la meta preferita dei suoi ospiti che amavano percorrerlo in bicicletta.

Il sentiero si snodava attraverso campi coltivati, era fiancheggiato da un canale e portava fino alle sponde del lago. D'estate il prato era tutto un fiorire di asciugamani e sdraio.
Lì il sole non era mai aggressivo e le acque fresche e limpide del lago erano un dono nelle giornate più torride dell'anno.
Claudia non amava isolarsi dietro un paio di cuffiette. La sua musica preferita era quella offerta dalla natura che intonava cori e suonava concerti degni dei migliori palcoscenici.

Non arrivava quasi mai fino alla fine del sentiero.

La sua meta era la casa viola.

Una villetta dalle scarse ambizioni architettoniche che però le piaceva , soprattutto per il tenue color lavanda delle sue pareti che la faceva risaltare nel verde.

Intorno al piccolo giardino , sempre curatissimo , uno steccato bianco e una rete dietro la quale, ogni volta che lei sopraggiungeva , un cane dal pelo lungo marrone e bianco si avvicinava e iniziava ad osservarla.

Allora lei lo salutava e lui scodinzolava , forse chiedendo una carezza.

La casa però si trovava sull'altra sponda del canale. Più avanti , lungo il sentiero , c'era un ponte ma lei , in tanti anni , non lo aveva mai attraversato.

Claudia si fermava sempre davanti alla casa viola.

Riprendeva fiato , stirava i muscoli poggiandosi al tronco di un albero.
Qualche volta , quando si sentiva più stanca, si sedeva all'ombra e restava lì qualche minuto.
Non era mai riuscita a capire chi abitasse in quella casa.

Nessuno sembrava sapere chi ne fosse il proprietario. E , a dire il vero, anche lei aveva sempre e soltanto visto il cane e qualche gatto, ma mai nessuno all'interno del giardino , o dietro le finestre.

Eppure era evidentemente abitata e curata.

Quel giorno però qualcosa attirò la sua attenzione: un movimento rapido dietro una delle finestre .

Si alzò di scatto e si avvicinò il più possibile stando attenta a non scivolare nel canale.

Era sicura di aver visto qualcuno scostare una delle tende della finestra grande al piano terra.

Si sporse ancora un po' facendosi ombra con la mano sulla fronte ….ma niente .

Tutto era fermo , immobile e silenzioso come sempre.

Il richiamo stridulo di una gallinella d'acqua la fece sobbalzare pericolosamente .

Si aggrappò alle canne che costeggiavano il canale e tornò con i piedi ben saldi sul sentiero.




La festa di fine estate era ormai diventata un'istituzione : nei due giorni dedicati ai festeggiamenti il lavoro quadruplicava.

Anna e Claudia l'avevano trasformata in un evento che riusciva a riunire i turisti e gli abitanti dei dintorni in un vero e proprio baccanale.

I tavoli erano già tutti pronti , mostravano civettuoli le allegre tovaglie gialle e bianche . Erano disposti un po' ovunque sotto il patio , nel prato , e sotto la grande quercia .

Tra poco Claudia sarebbe scesa e avrebbe dato il via ai festeggiamenti con un piccolo discorso, come faceva ogni anno.

Questa volta però sarebbe stato diverso.

Marco non poteva aiutarla a cercare le parole più giuste . E a nulla serviva stare seduta alla sua scrivania che tante volte lo aveva ispirato , soprattutto negli ultimi giorni della sua malattia.

Per lei era una magia la capacità di suo marito di saper unire parole a pensieri e sensazioni.

Lesse e rilesse le poche righe che era riuscita a buttare giù e finì con l'appallottolare l'ennesimo foglio.

Uscì sul terrazzino : c'erano già diverse persone che si avvicendavano al buffet. L'orchestra aveva iniziato a suonare . Anche quell'anno era stata Anna a scegliere il gruppo ed era già in mezzo allo spazio lasciato libero apposta per ballare. Nel suo vestitino rosso ,corto ,cosparso di fiori bianchi , era l'anima della festa .

D'un tratto le arrivarono le note di una canzone che , per anni , aveva chiuso fuori dei suoi ricordi.
Era stata la canzone che aveva fatto da sottofondo alla sua storia con Alessandro.

Quando si erano lasciati aveva smesso di suonare. Per sempre.

Fino a quella sera.

Claudia restò stupita quando scoprì di ricordarne ancora tutte le parole e si ritrovò a canticchiarla.

Purtroppo non le riportava alla mente i momenti più belli vissuti con Alessandro. Ma solo quelli più tristi, quelli che invece avrebbe voluto cancellare per sempre.

Rivisse , attimo per attimo , il dolore di quel giorno in cui lei gli aveva confessato di essere incinta , gli aveva parlato di Marco , lo aveva supplicato di perdonarla .
Alessandro si era liberato dalla stretta delle sue mani , senza neppure una parola , e si era allontanato senza più voltarsi indietro.

Da quel giorno non si erano più visti .

Sulla scia di quei ricordi che ancora riuscivano a strapparle una lacrima e un imperdonabile senso di colpa , finalmente Claudia riuscì a trovare le parole giuste.

Tornò a sedersi alla scrivania di Marco e scrisse il suo discorso.

Prima di scendere alla festa si diede un'ultima fugace occhiata nello specchio del bagno e pensò che forse era meglio cercare qualcosa per coprirsi le spalle : più tardi ,senz'altro ,avrebbe sentito freddo.

Ricordò di avere riposto uno scialle nell'unico cassetto del piccolo armadio .

Tentò di aprirlo ma qualcosa lo bloccava, o forse erano solo l'umidità e i tanti anni che quel mobile si portava dietro.

Con uno strattone infine riuscì ad aprire il cassetto e fu allora che si accorse che qualcosa era effettivamente incastrato sul fondo: un quaderno , uno di quelli che Marco usava per prendere appunti quando iniziava un nuovo lavoro.

Riuscì a tirarlo fuori. Ora il cassetto apriva e chiudeva bene.

Prese lo scialle , diede ancora un'occhiata al quaderno chiedendosi perché fosse in quel cassetto e non insieme a tutti gli altri appunti di Marco che, anche se possedeva il meglio che la tecnologia potesse offrirgli , aveva sempre preferito affidarsi ai metodi tradizionali per la stesura dei suoi lavori. Solo dopo aver messo la parola fine,si decideva a riportare e salvare tutto sul portatile.

Claudia posò il quaderno sulla scrivania, rimandando la sua curiosità a quando avesse avuto più tempo. Quindi uscì , richiudendo la stanza con la chiave.


Da più di un anno la teneva chiusa , come se soltanto così potesse conservare intatti i suoi ricordi.


all rights reserved