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martedì 12 marzo 2019

Un tè con l'autore: Davide Rossi "E alla fine c'è la vita."



Ad Un tè con l'autore oggi è ospite Davide Rossi . Da poco ha pubblicato il suo  E alla fine c'è la vita  ed è qui per raccontarci la sua storia e presentarci la sua opera.


Ciao Davide benvenuto nel mio salotto virtuale. Raccontaci qualcosa di te

Ciao Clelia, grazie per questa magnifica opportunità.

Sono uno scrittore indipendente, che ha pubblicato la sua prima opera “E alla fine c’è la vita”, e che con fatica e tanto impegno cerca di emergere e di portare all’attenzione del maggior numero di persone possibile tale scritto.

Nel frattempo lavoro come operatore farmaceutico, vivo, scrivo, ascolto musica, guardo film, vado a mostre... diciamo che cerco di nutrirmi di aria fresca, fino a quando ce ne sarà



Cosa rappresenta per te scrivere?

Sfogo, libertà, vita parallela. 

Quando inizio un nuovo racconto mi immergo in quelle vicende, vivo altre vite, penso a queste, le elaboro, soffro con i protagonisti, mi immedesimo in loro, nel vissuto. 

Scrivere è una fatica per l’anima, ma serve anche a svuotarla dal peso che quotidianamente accumuliamo su di essa, cumuli di sentimenti e sensazioni che cristallizzano e l’appesantiscono, scrivere ci alleggerisce, in alcuni casi è terapeutico.

Perché dovremmo leggere il tuo libro?

Perché è un manifesto pop dei giovani d’oggi. 

Una sequenza di fotogrammi che li descrive, fotografandoli durante la loro quotidiana disillusione verso un futuro che non li vede coinvolti.

Un racconto senza moralismi o falsi perbenismi sulle difficoltà di un ragazzo alle prese con il passaggio alla vita adulta, scritto senza fronzoli letterari o estetismi, un pugno dritto allo stomaco, che lascia senza respiro.

Cosa pensi dei giovani d'oggi? Li vedi più come barche alla deriva o pensi che siano comunque in grado di cavalcare l'onda ?

Oggi i giovani hanno una grande possibilità: rappresentare la speranza verso il futuro! 

Devono lottare contro questa società che li deride e li censura, mascherandosi dietro il falso mito del cambiamento e della volontà di farli emergere. Resistere e lottare, senza arrendersi, cavalcando l’onda.

Come nasce e come sviluppa un'idea?



La faccio crescere dentro di me, provo a scrivere, la sviluppo attraverso la visione di film o la lettura di libri, racconti. 

Il più delle volte mi limito a vivere la quotidianità, è un ottimo carburante per la creatività.

Secondo te uno scrittore deve anche essere un buon lettore oppure è meglio tenersi lontani dalla letteratura altrui per non restarne condizionato?

Uno scrittore deve essere soprattutto un lettore. 

Il rischio è quello di creare dei minestroni illeggibili, frutto si della creatività, ma senza alcuna logica o schema che un romanzo in ogni caso necessita.

Un autore che ti è rimasto nel cuore

Ne dirò due se permetti: Tiziano Sclavi, autore di Dylan Dog, e Beppe Fenoglio


tre consigli fondamentali per gli aspiranti scrittori

Leggere continuamente;

rileggere e valutare criticamente ciò che si scrive; 

scrivere in continuazione, anche quando non si è ispirati.



I tuoi progetti di scrittura per il prossimo futuro

Un nuovo romanzo!  Ho quasi finito di revisionarlo, credo che per aprile comincerò a proporlo al mondo dell’editoria. 

Contemporaneamente inizierò un altro progetto atto a promuoverlo... vedremo come andrà a finire.




Saluto e ringrazio ancora Davide per averci fatto conoscere il suo libro.

Ricordo agli autori che volessero essere ospiti della mia rubrica di contattarmi via email 

io.clelia@gmail.com  

A presto

Clelia


lunedì 11 dicembre 2017

Un tè con l'autore: Andrea Pasquale. Le tribolazioni di un italiano in Cina


Le tribolazioni di un italiano in Cina è un romanzo divertente , ma che tiene tutti con il fiato sospeso.

Una storia in cui si mescolano , con meravigliosa alchimia,avventura , amore, viaggio, paura e speranza.

L'autore riesce a farci sorridere delle sue peripezie , ma ci fa anche riflettere , il tutto mentre , insieme a lui , viaggiamo per migliaia di chilometri.

Il romanzo di Andrea Pasquale merita  un posto nelle vostre librerie. Qui  potete trovare la mia recensione completa.

Ma ora lascio la parola ad Andrea.

Ciao Andrea, benvenuto ad Un tè con l'autore. Scrivere è sempre stato uno dei tuoi sogni o l'idea di scrivere un libro ti è venuta per caso?

Ciao, Clelia. Innanzitutto fammi dire che sono onorato di essere qui. 

Voglio farti i complimenti per il blog e per la tua passione che ho potuto percepire dalle nostre chiacchierate. 

Ti ringrazio anche per le belle parole che hai speso sul mio libro, sono state molto importanti per me. 

Riguardo allo scrivere, ti cito il verso di una famosa canzone: "La matematica non sarà mai il mio mestiere". Ecco. Questo sono io. Ho bisogno della calcolatrice anche per fare 2+2, quindi immaginati i sei rossi e le sufficienze risicate alle materie scientifiche al liceo. 

Di contro, ho avuto sempre una passione per la scrittura. 

All'età di otto anni, scrissi un libro sui dinosauri, con tanto di foto dei modellini giocattolo in posa e disegni semi professionali. In seguito, ho passato la fase degli agghiaccianti racconti adolescenziali per poi finire a scrivere soprattutto per me stesso. Fino a questo libro.



Il tuo romanzo è molto divertente , ma anche ricco di spunti riflessivi: pensi che l'ironia possa veicolare un messaggio in maniera più efficace o , semplicemente , il libro è espressione del tuo modo di essere?
         
L'ironia è il mio modo di essere e di affrontare la vita, quindi l'atteggiamento del protagonista, che sono io, riflette i miei pensieri e le mie reazioni reali. 

Il 99% di quello che ho scritto fu davvero pensato nel momento in cui successe. 

D'altra parte, usando il sarcasmo e l'ironia, ho anche cercato di fare un esperimento diverso che si discostasse dalla solita letteratura da viaggio un po' fredda e distaccata. 

Sai, prima di avventurarmi nella stesura del mio romanzo, ho letto parecchi libri (stupendi, eh) di viaggio o su resoconti di viaggi, ma più di una volta mi sono chiesto come facesse un autore che usa un punto di vista soggettivo a rimanere così impassibile di fronte, che so, a combattimenti clandestini fra galli, pranzi a base di insetti e altre situazioni surreali. 

Mi sembrava poco naturale, così ho cercato di scrivere un libro che potesse dar voce alle reazioni naturali che avrebbe ognuno di noi, ivi incluse frasi dialettali e imprecazioni poco ortodosse.

Quanto è vero ciò che racconti? E' proprio un diario di viaggio o parte di quello che narri è frutto di fantasia e dell'arte di romanzare?

E' tutto vero al 100%, anche se non ho usato i nomi reali dei personaggi per rispetto della loro privacy. 

La storia è accaduta davvero, ma l'ho leggermente semplificata. In realtà fu una situazione ingarbugliatissima ed anche la scoperta della truffa ai nostri danni non fu così facile da come traspare nel libro. 

Ho fatto questa scelta per due motivi. Il primo perché ne sarebbe scaturito un romanzo troppo lungo, con la conseguenza che il mio editore si sarebbe impiccato e a me non andava di averlo sulla coscienza. Il secondo è che avrebbe appesantito inutilmente la lettura senza apportare alcun beneficio. 

Ho dunque messo mano alla storia semplificandola e spostando eventi nel tempo o accorpandoli per esigenze narrative, ma ciò che racconto è accaduto dalla prima all'ultima parola. 

Man mano che procedevo nella lettura delle tribolazioni del Butre, mi sono trovata più volte a chiedermi come ti sia venuto in mente di partire ed arrivare fino in Cina per un lavoro del quale sapevi poco o niente.Cosa dovrebbero avere , secondo te, i ragazzi di oggi per affrontare al meglio il mondo del non lavoro che li aspetta? Spirito avventuriero o un pizzico di incoscienza, o magari tutti e due?

Ecco la semplificazione della storia di cui ti parlavo prima. In realtà, non andò proprio così.

Partii per la Cina dopo mesi di  stretto contatto e collaborazione quotidiana con la compagnia che mi offriva il lavoro. 

Certo, a conti fatti andai lì senza alcuna certezza su di loro, ma instaurammo un rapporto professionale molto fitto, a tratti anche troppo. Non nego di essere stato ingenuo, ma all'epoca avevo il biglietto aereo facile proprio come alcuni hanno il grilletto facile, e pensare e pianificare non era proprio il mio forte.

Di dare un consiglio ai ragazzi non me la sento poiché ognuno vive una situazione diversa. Io ho avuto la fortuna di poter prendere e partire, ma non tutti possono dire addio alla famiglia e agli amici a cuor leggero. 

Ciò che posso dire ai ragazzi è di non deprimersi o farsi abbattere. Le difficoltà ci sono, inutile negarlo, ma dobbiamo reagire sgomitando, forte, da cartellino rosso, contro le logiche perverse del mercato del lavoro italiano.  

 Diresti che il tuo spirito nomade sia la logica derivazione dell'essere nato e cresciuto in una piccola regione Italiana?

Sicuramente. Crescendo nella provincia, si passa gran parte del tempo a sognare di essere altrove, a volere di più. 

Per me stesso non volevo un'esistenza chiusa in un guscio, mi inorridiva l'idea di guardare il mondo attraverso uno schermo, fosse esso della TV o del computer. 

Ho l'esigenza di guardare coi miei occhi, sentire i gusti e i profumi, parlare e sporcarmi. 

Lo spirito nomade, come lo definisci tu, non solo mi ha arricchito ed ha aperto le mie vedute, ma mi ha fatto anche rivalutare la provincia poiché puoi girare quanto vuoi, mettere in piedi blog fighissimi e fare selfie ai quattro angoli del mondo, ma alla fine la tua casa è lì. 

Ed è bello e giusto che sia proprio lì.

Quali sono i tuoi prossimi progetti narrativi ?

Ho molte idee in cantiere, ma non ho ancora messo nulla su foglio. 

Penso che scriverò ancora qualcosa nello stile de "Le tribolazioni di un italiano in Cina", ma non vorrei restare ancorato né alla letteratura di viaggio autobiografica né al genere umoristico. 

Vedremo, sarà una sorpresa anche per me.

Quando hai capito che le tue tribolazioni sarebbero diventate un romanzo?
Quando raccontavo la storia a voce, le persone ridevano a crepapelle e ogni volta mi pregavano di scriverci un libro. 

E' una cosa che si dice sempre, no? "Dovresti scriverci un libro". 

Sorprendendo tutti, ho deciso di seguire quest'abusato consiglio. 

Butre : il perchè della scelta di questo strano nome.
Ha ha ha, che ridere! Come scrivo nel libro, questa è una lunga e complicata storia che mi riserverò di svelare in un altro romanzo di tribolazioni. Qui non ce ne sarebbe lo spazio.

Tre motivi per cui sarebbe meglio NON leggere il tuo libro
           A) Alcuni lettori mi hanno maledetto perché ridevano in autobus, in tram o in luoghi pubblici diventando oggetto delle occhiatacce della gente. Non leggete il mio libro in biblioteca o in luoghi affollati se siete particolarmente schivi!

           B) Sarebbe meglio non leggere il mio libro se non lo si fa con una mentalità aperta o se si va alla ricerca della polemica facile. Il mio romanzo solo di facciata prende (bonariamente) in giro alcune abitudini cinesi per noi molto strane, ma in realtà ha una doppia facciata: di invito a viaggiare e di dura condanna del sistema Italia. Quando ho letto i (pochissimi, devo dire) giudizi su un presunto maschilismo o razzismo del romanzo, mi sono fatto due risate. Vivo "da nomade" da 15 anni, ho una moglie cinese e un figlio misto fresco fresco, fate un po' voi. 

          C) Non leggete il romanzo se siete particolarmente sensibili all'argomento sputi, salivazione e sporcizia: potrebbe non essere la storia adatta al vostro stomaco! 

Ora invece dimmi perché dovremmo leggerlo?

            A) Leggetelo se volete passare qualche ora spensierata a sorridere delle tribolazioni dell'uomo che ha dato nuova linfa al concetto del "tanto c'è sempre chi sta peggio di me" e se vi volete fare due risate al cospetto delle sfighe della nostra generazione.

           B)  Dovreste leggerlo qualora vi vada di fare un giro per la Cina meno turistica, meno popolare, meno politicamente corretta, quella che non c'è sulle guide o sulle foto patinate dei monumenti, per avere una diversa chiave di lettura del paese che è ormai sulla bocca di tutti.

           C)  Mi sentirei anche di consigliarlo per non sottovalutare e stare attenti alle truffe nei confronti degli italiani all'estero. A me e alla mia compagna di viaggio andò tutto bene, ma c'erano i presupposti perché gli eventi potessero prendere una piega per niente piacevole.

Pensi che un giorno tornerai a vivere in Italia?

Mi piacerebbe per lo meno tornare in Europa, per quanto riguarda l'Italia la vedo un po' più difficile. 

La cosa certa è che con me non si può mai essere sicuri. 

Chi l'avrebbe mai detto dieci anni fa che avrei lavorato in Sud America e Giappone e poi avrei messo su famiglia in Cina? 

Vedremo. 

Si nasce o si diventa scrittori?

Penso che l'uomo sia una creatura talmente complicata che dipenda da ognuno di noi. 

Per quanto riguarda me, non ho la faccia tosta di definirmi uno scrittore, e non so se mai ce l'avrò. 

Qualche volta capita che debba dire qualcosa e lo faccio per iscritto, anche solo per me stesso. 

Mi rilassa e mi rende una persona migliore. 

Quando ho deciso di mettere nero su bianco Le Tribolazioni, l'ho fatto semplicemente perché volevo scrivere qualcosa che mi sarebbe piaciuto leggere. 

Chi lo sa, magari il segreto, se esiste e se ce n'è uno solo, è proprio questo: scrivere libri che tu stesso compreresti qualora fossi un lettore.

Grazie per la chiacchierata, Clelia!
Un abbraccio e un saluto a tutti i tribolati d'Italia!

Il Butre.

Intervista pubblicata anche su latinacorriere.it


venerdì 6 ottobre 2017

La casa viola. Dodicesimo capitolo

Buon venerdì miei cari lettori.

E' da troppo tempo che ho smesso di pubblicare il seguito del mio racconto a puntate.

Ma eccomi finalmente ( o purtroppo , chi lo sa ☺) tornata con il dodicesimo capitolo .

Come al solito vi lascio i link ai capitoli precedenti per riprendere il filo o per iniziare a leggerli qualora fosse la prima volta che vi imbattete nel mio blog.

CAPITOLO PRIMO













Non mi resta che augurarvi buona lettura e buon fine settimana.


Capitolo 12

L'acqua calda non era riuscita ad alleviare l'inquietudine .

Avvolta nell'asciugamano si lasciò cadere sul letto e rimase a fissare il soffitto per qualche minuto: avrebbe voluto avere il tempo di rilassarsi  e lasciar correre i pensieri.

Ma così non era.

Si alzò, asciugò in fretta i capelli e si vestì.

Pronta a scendere per iniziare la sua giornata di lavoro , esitò qualche istante in cima alla scala . Quindi si voltò e salì al piano superiore.

Restò immobile , davanti alla porta dello studio di Marco qualche secondo. Poi prese la chiave , che da giorni teneva sempre con sé, in attesa di trovare il coraggio di aprire e varcare la soglia di quella stanza dove (ne era sicura) avrebbe trovato parte delle risposte di cui aveva un disperato bisogno.

Aprì l'armadio in cerca della giacca blu ma, soprattutto, in cerca del biglietto di cui Marco aveva parlato nel taccuino.

Trovarlo le provocò sconcerto ma dentro di sé  aveva sempre saputo che quella ricerca sarebbe stata fruttuosa.

Rimase alcuni istanti sul letto , con il biglietto tra le mani finché si decise a leggerne il contenuto.

Riconobbe subito la calligrafia disordinata di Marco.

Sei stata la luce della mia vita! L'unico vero amore. Ma ora devi seguire la tua strada ed il tuo cuore. Non guardarti indietro , mai! Cerca anche tu la tua luce: voglio ricordarti ,sempre, con il sorriso che mi ha conquistato e saperti felice! Forse sarò solo un vecchio romantico...ma sono certo che tu ed Alessandro potrete avere ancora una possibilità.
Spero tu possa perdonare la teatralità di questo mio ultimo pensiero per te: la fantasia e l'immaginazione sono sempre state le mie uniche risorse. Lo sai, così come sai che ti ho amato con tutte le mie forze e non smetterò mai di farlo.
Tu però hai ancora tanta strada da percorrere e io non potrò più condividerla con te. Sei libera e soprattutto sei viva! Promettimi che non vivrai di soli ricordi. La vita ha bisogno di novità , di scoperte e di emozioni continue....
Grazie per tutti gli anni meravigliosi che mi hai regalato...
Non avrei potuto immaginare vita più intensa ...

Qui la lettera si interrompeva : la grafia insicura rivelava tutta la sofferenza che Marco doveva aver provato nello scrivere quelle parole. Le parole d'amore più belle che mai nessuno le aveva detto.

Tutta la tensione, la malinconia e il dolore di quell'ultimo anno si sciolsero in un pianto liberatorio. 

***


Dalla finestra della sua stanza Fabrizio vide Claudia seduta sul dondolo .

Se ne stava lì già da diverso tempo , stringendosi nello scialle e con lo sguardo perso nel buio . Il lago era un'indefinita massa scura , immobile, appena rischiarata dalla luna.

Sentì i passi sui ciottoli del viale e si voltò di scatto.

“Scusa ...non volevo spaventarti” Disse Fabrizio avvicinandosi e raggiungendola sotto il patio.

 Gli sorrise e gli fece cenno di accomodarsi sul dondolo con lei, lasciandogli spazio.

“Fa freddino stasera...”

“Già...” rispose l'uomo sorridendo “Per questo sono venuto in tuo soccorso”

Solo allora Claudia si accorse che Fabrizio aveva tra le mani un plaid e una bottiglia con un paio di bicchieri.

“Hai avuto un'ottima idea! Ci vuole proprio qualcosa di forte” Disse lei prendendo uno dei bicchieri e aspettando che lui lo riempisse.

Iniziò a sorseggiare il liquore che le arrivò allo stomaco come un pugno : non aveva mangiato granché quella sera. Ma apprezzò il calore che subito le trasmise.

Fabrizio si sedette coprendola con il plaid. 

“cosa c'è che non va ?” chiese poi , senza troppi giri di parole


Li legava un 'amicizia discreta ma di lunga data, tanto da permettergli di capirla al prima sguardo.

Claudia non rimase sorpresa dalla sua domanda così diretta.

Anzi, fu come se avesse sperato che lui gliela porgesse.

Si lasciò andare , raccontando tutto quello che le era accaduto in quegli ultimi giorni . Travolgendolo con le sue emozioni .

Parlò, e bevve . Bevve e parlò finché non ebbe più parole né la forza per pronunciarle.

Fabrizio rimase ad ascoltarla in silenzio. Lasciò che buttasse fuori tutto quello che la faceva star male . Attese che la tempesta si placasse e solo allora le offrì un abbraccio . Un porto nel quale trovare momentaneo rifugio .

A Claudia ora girava forte la testa e sentiva la nausea salire .

Si alzò di scatto facendo cadere a terra il plaid e scusandosi si allontanò barcollando .

L'uomo tentò invano di trattenerla.  Si allontanò e scomparve dentro il casale in un attimo.

Fabrizio restò da solo nel buio e tornò a sedersi sul dondolo , versandosi l'ultimo goccio di liquore.

Claudia non riuscì neppure a raggiungere la sua stanza . Si gettò direttamente in uno dei bagni al piano terra e vomitò tutta quella pesante giornata.

***

La  mattina successiva si svegliò tardi e con un prevedibile  forte mal di testa : fortunatamente prima di andare a dormire era riuscita a lasciare un biglietto ad Anna con il quale si scusava e le chiedeva di occuparsi lei di tutto per l'indomani con la promessa che le avrebbe poi spiegato ogni cosa.

Indugiò sotto le coperte ,l'aria sfatta e gli occhi arrossati.

Dalla persiane filtrava una luce tenue, segno che non doveva essere una giornata di sole.

Finalmente decise di alzarsi per buttarsi direttamente sotto la doccia.

Mentre l'acqua calda le scorreva addosso  realizzò che ora sapeva cosa fare con Alessandro.

Ancora avvolta nell'asciugamano con i capelli bagnati che gocciolavano sul telefonino gli inviò un messaggio anticipando l'appuntamento della sera a pranzo: non voleva aspettare ancora e perdere quel poco di coraggio che sentiva di aver ritrovato.  

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mercoledì 4 ottobre 2017

Un tè con l'autore: Oggi incontriamo Filippo Semplici

L'autore che voglio presentarvi oggi ha un vero e proprio talento nello spaventare i lettori.

E non perché scriva talmente male da farli fuggire! Tutt'altro: è un maestro con le parole ed ha una grande capacità descrittiva. Sa come tenere il lettore inchiodato sulla sedia e farlo saltare all'improvviso , mentre si perde tra le pagine della storia che sta raccontando.

Posso dirlo per esperienza , perché questo è capitato a me leggendo il suo ultimo lavoro.

Vi presento dunque Filippo Semplici : sono sicura che dopo aver preso il tè con lui , morirete dalla voglia di leggerlo.


Benvenuto Filippo. Raccontaci qualcosa di te e di come hai scoperto che scrivere avrebbe fatto per sempre parte della tua vita.

Ciao Clelia. 

Innanzitutto ti voglio ringraziare per avermi ospitato nel tuo blog, una gentilezza che non dimenticherò e che ricambierò quando vorrai. 

Parlando di me, che dire? 

Ho iniziato a scrivere a quattordici anni su una vecchia macchina da scrivere e ricordo il mio primo racconto con imbarazzo; con l’esperienza di oggi, capisco come mai nessun editore lo volesse pubblicare!
 
A parte questo, non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che scrivere sarebbe diventato parte della mia vita, piuttosto la strana consapevolezza che se non lo avessi fatto, sarei stato peggio. 


Così ho continuato, finché sono arrivati i buoni risultati, insieme a quelli cattivi, che sono stati nettamente di più!

Il tuo blog "Nero su bianco" è una vera e propria miniera d'oro di consigli e dritte di ogni genere per gli scrittori esordienti : perché mettere a disposizione di chiunque la propria esperienza ? Allora non è vero che viviamo in un'epoca individualista ed egoista?

Sei troppo buona parlando del mio blog. Sul web ne trovi a decine migliori del mio. 

E’ qualcosa in cui credo, questo sì, e che ho deciso di far crescere come un figlio. Spero solo di star facendo un buon lavoro. 

Perché l’ho fatto? 

Perché credo nella condivisione e nel sostegno reciproco. Se noi autori emergenti ci facciamo la guerra gli uni gli altri, risicando o rosicando sui risultati altrui, non faremo che affossarci a vicenda. 

Se invece ci teniamo "tutti per mano", riusciremo a sopravvivere e galleggiare in questo mondo inquinato dell’editoria. 

Per questo ho deciso di parlare di quello che conosco, mettendo a disposizione la mia esperienza e uno spazio virtuale per chi vorrà approfittarne.


C'è un momento particolare della tua giornata che dedichi alla scrittura ,oppure prendi appunti come puoi e dovunque ti trovi ?

Scrivo alla sera, dopo cena, dalle nove (se riesco), fino a mezzanotte. 

E’ dura, non lo nascondo, perché dopo una giornata di lavoro avrei voglia di riposare. Ma che vuoi farci? La voglia di scrivere è più forte. 

Se prendo appunti? Ovunque, e con ogni mezzo: carta e penna, iPhone, registratore vocale.

Quando mi viene in mente un’idea non posso lasciarla scappare solo perché non ho modo di appuntarla. Non me lo perdonerei mai.

C'è un sogno che vorresti veder realizzato o , magari , più di uno?

Uno solo: come dice lo slogan del mio blog, “scrivere per vivere”, ovvero fare della scrittura il mio lavoro quotidiano. 

Non ho altro da chiedere alla vita, tranne la salute, s’intende.

Quanto è importante sognare e saper sognare?

Per me è tutto.

Se smettessi di farlo, smetterei di scrivere. 

A chi mi critica di fantasticare troppo, o di credere in cose impossibili, faccio sempre lo stesso esempio: oggi il cielo é solcato da aerei di ogni tipo, macchine volanti che Leonardo Da Vinci aveva ipotizzato secoli prima. 

A quei tempi ci sarà stato di certo chi avrà pensato “Questo è matto”, ma oggi il suo sogno, la sua Idea, è realtà. Qualcuno l’ha presa e l’ha realizzata. 

Ecco perché il sogno è vita.
 
Bisogna diffidare dall’ipocrisia umana, non dai sogni!

Uno scrittore è un uomo libero?

Be’, dipende.
Dal punto di vista sentimentale non saprei, ognuno sceglie la sua vita. 

Dal punto di vista professionale credo che scrivere rappresenti la libertà, in un certo senso, ma anche una condanna, perché non riesci più a farne a meno. 

E’ una prigione dorata in cui non ti manca nulla, vivi bene, ma ne sei comunque prigioniero.

La scrittura è più magia o più mestiere?

Non apprezzo la scrittura esercitata solo per “mestiere” perché l’autore finisce per diventare un mercenario che scrive cose che non sente, e che servono solo a vendere più copie.
 
Apprezzo invece la via di mezzo, che è quella più difficile, e che in pochi hanno saputo realizzare: unire passione a professione, ovvero riuscire a far piacere quello che si scrive, in modo da farlo diventare il proprio lavoro, senza doversi “vendere” a nessuno.

Per il momento, io non rientro in nessuno dei due casi!

Parlaci della la tua passione per i gialli e l'horror

Se vi dicessi che il mio primo film horror l’ho visto in prima elementare, forse non mi credereste, e si vi dicessi che si trattava de “La casa”, probabilmente accusereste i miei genitori di pregresso abbandono di minore. 

In realtà l’amore per la paura e il mistero ce l'ho nel sangue da sempre, non sono mai riuscito a disintossicarmene, ed è diventato il mio marchio di fabbrica.
 
Mi piace spaventare e spaventarmi, mi piace immaginare situazioni assurde e terrificanti, mi piace sperimentare nella paura.
 
Come dico sempre, la realtà è banale, la conosco e la vivo tutti i giorni.

Meglio il magico mondo della fantasia e dei mostri, che spesso sono più innocui degli uomini. 

Hai mai avuto un blocco da foglio bianco ?

Un blocco vero e proprio no, ma per motivi personali o lavorativi, sono stato distante dalla scrittura per diversi anni. 

Appena ho potuto, però, mi sono messo in pari.

Ci racconti come nasce l'idea per una storia ?

Bella domanda. 
La risposta, credimi, è difficile. 

Quando ho scritto “Il giorno dei morti”, per esempio, l’idea è nata dal titolo.

Non so perché, ma quel titolo mi ronzava in testa e non avevo idea di cosa significasse, finché non ho cominciato a scrivere una storia che potesse calzargli a pennello. 

In altri casi invece l’idea è nata da una situazione, da un’emozione, da una domanda.

Riconosco le idee buone da quelle pessime quando dopo qualche mese se ne stanno ancora lì, ferme nella mia testa, ad aspettare di essere sviluppate.

Così mi sento in colpa per averle trascurate, e comincio a lavorarci appena posso. 

I personaggi delle tue storie sono tutti frutto della tua fantasia o hanno nella vita reale un loro gemello?

Fino ad oggi i personaggi sono stati tutti frutto di fantasia. 

Non ho mai trovato nessuno di così interessante da meritare di finire in una storia, e forse è meglio così, visto che spesso i miei personaggi fanno una brutta fine.

L’unica eccezione è in “Senza paura”, romanzo breve in cui mi sono ispirato a una figura leggendaria e paurosa del mio paese, vissuta veramente e che mio nonno usava come babau per spaventarmi da bambino.


cinque consigli che daresti a chi vuole fare della scrittura il proprio lavoro.

Ci provo, anche perché sono quelli che seguo ogni giorno:

1) Crederci davvero.
2) Leggere tutti i giorni.
3) Scrivere tutti i giorni.
4) Non smettere mai di chiedersi e domandarsi.
5) Ignorare chi dice “Non ce la farai”.

Si scrive per gli altri o per se stessi?

Ho conosciuto molti autori che dicono di scrivere per se stessi, e in certi casi si vede: le loro storie fanno pena e sono grammaticalmente scorrette o peggio. Quindi solo loro possono esserne orgogliosi, infatti.

Io credo invece che per essere davvero apprezzati, si debba scrivere per un pubblico. Il giudizio altrui è l’unico mezzo che abbiamo per capire se valiamo qualcosa oppure no, perché è troppo facile scrivere per noi stessi e compiacersene. Che merito abbiamo?

Qualunque forma d’arte, per brillare, dev’essere ammirata da un pubblico, ma attenzione: scrivere per gli altri non significa vendersi.
 
Dobbiamo essere bravi a restare noi stessi e allo stesso tempo piacere ai lettori.

Mica facile.

Infine, è uscito il tuo nuovo libro : ti va di parlarcene?

Eccome.

Si intitola “Ti guarderò morire”, ed è un action thriller ambientato in Toscana, la mia terra.
 
Si entra quasi subito nel vivo della storia, non ho lasciato molto spazio a momenti di tranquillità, ho voluto creare una storia piuttosto adrenalinica che trascini direttamente verso il finale. 

E' un libro abbastanza crudo, dove non sono risparmiate scene di violenza. 

Mischia la rabbia per le ingiustizie che al giorno d’oggi sembrano troneggiare nei fatti di cronaca nera, a oscure leggende urbane che circolane nel web e che fanno rabbrividire. 

Quando ho deciso di approfondirle, ho scoperto delle realtà molto più inquietanti (e vere) di quel che pensavo. 

Ecco perché ho voluto scrivere questo libro. 

Nel frattempo sono già al lavoro sul suo seguito. 

Se permetti, ti lascio il link al mio blog www.filipposemplici.com e quello che porta dritto alla pagina del libro, dove trovare informazioni di ogni tipo, e link all’acquisto: https://filipposemplici.com/ti-guardero-morire/


Ecco qui , inoltre , tutti i link che vi saranno utili se vorrete seguire Filippo e non perdervi nessuna delle sue prossime storie.


Cos'altro potrei aggiungere? Solo un suggerimento: provate a leggere Ti guarderò morire mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. 

Baci e ...a prestissimo!

Clelia

intervista presente anche su latinacorriere.it